organizzare i turni di lavoro in un ristorante

Come organizzare i turni di lavoro in un ristorante

L’organizzazione del lavoro in un ristorante, così, come ogni altro ambito lavorativo, necessita di una efficace strategia di gestione del personale. E’ da tali strategie che dipende l’efficienza del personale e la qualità finale del servizio.
Nello specifico ambito della ristorazione, entra anche in gioco il fattore “turni“: cioè, il personale è organizzato per turni onde evitare sovraccarichi di lavoro e quindi la potenziale riduzione della qualità del servizio reso. In questo senso bisogna prendere come linea guida il CCNL che disciplina il lavoro per turni, domeniche e festivi, recuperi, e pause. Ogni variazione di turno deve essere documenta per calcolare le ore complessive effettuate.
E’ responsabilità del Direttore, Manager, Gestore, o chi per lui, la gestione degli orari di lavoro, anche prevedendo assenze impreviste del personale.
Tale organizzazione dipende anche dalla tipologia di locale.
Se si parla di grandi hotel, ristoranti di lusso o comunque location di prestigio, in cui il personale è decisamente più numeroso, esiste uno specifico ufficio addetto alla gestione del personale. L’Ufficio del Personale può avvalersi di specifici software che elaborano le turnazioni; a tal fine è spesso richiesto il contributo di un addetto specializzato in organizzazione e gestione del personale.
In questa prima tipologia di locale saranno presenti alcune necessarie gerarchie: chef, cuochi, garzoni e lavapiatti (lo chef può non coincidere necessariamente con i proprietario del locale); responsabile di sala, camerieri, addetti ai tavoli.
Nei locali più piccoli o di minor prestigio, fast food, pizzerie, bar, self service, se il rispetto della normativa e l’etica professionale del gestore sono inoppugnabili, vale quanto detto per le altre tipologie di locali. Purtroppo, spesso, proprio essendo locali meno in vista e talvolta anche meno soggetti ai controlli ufficiali, le cose non vanno sempre così.

A volte non c’è una vera e propria gestione del personale, non c’è sempre una chiara distinzione dei ruoli e non sempre i turni di lavoro vengono rispettati, purtroppo, anche contrariamente a quanto previsto dai contratti di lavoro. Il lavoratore si trova a svolgere più ore del previsto o ad assumere incarichi che non gli competono, improvvisandosi in attività nelle quali non ha alcuna esperienza. Si tratta certamente di situazioni limite che non sempre emergono. Ovviamente ne risente la qualità complessiva del servizio e non è un caso che questo tipo di locali tenda a chiudere nell’arco di 5 anni, come asseriscono le statistiche attuali.

Il cliente percepisce la confusione che deriva da una mancanza di organizzazione che si evidenzia da un personale non soddisfatto, che tende a lavorare in maniera più nervosa e più svogliata. Per fortuna parliamo di “piccole” cifre: delle oltre 650.000 persone l’anno che lavorano nella ristorazione, solo circa 100.000 si trovano a lavorare in effettivi contesti di disagio. Eppure gli strumenti per rendere la gestione dei turni nella ristorazione sono previsti proprio dalla legislatura vigente: part-time verticali e orizzontali, voucher formativi che garantirebbero la necessaria fluidità e flessibilità dei necessari turni con il risultato finale di un servizio efficiente e soddisfacente sia per i lavoratori che per i clienti, la cui soddisfazione, non bisogna dimenticarlo, deve sempre essere l’obiettivo finale.

quanto guadagna un cameriere

Quanto guadagna un cameriere

Ma “quanto guadagna un cameriere“?, domanda non facile alla quale rispondere, entrano infatti in gioco numerose variabili:
– la natura del locale (se si tratta ad esempio di bar, ristorante, pizzeria, fast food)
– la tipologia di locale (di livello basso, medio o di lusso)
– la location (da grandi metropoli fino a piccoli centri)
– la tipologia del contratto (occasionale, stagionale, part time o full time)
– l’esperienza
Ciò porta ad una oscillazione notevole nelle varie retribuzioni.
Eppure, ricerca e offerta di lavoro come cameriere sembrano ottenere quasi sempre una buona risposta, nonostante non si tratti di una attività professionale ricercata da persone particolarmente ambiziose. Ma è relativamente facile trovare offerte in tal senso proprio per il suddetto motivo.
Ovviamente, come sopra indicato, qualora si tratti di svolgere l’attività di cameriere presso un hotel di lusso, o un ristorante altamente recensito, magari anche con un contratto in regola full time, allora di conseguenza il cameriere può avere una diversa retribuzione; in questi casi la paga può anche superare i 25 mila euro l’anno per un cameriere qualificato.
Allo stesso modo, diverse ricerche effettuate sul tema hanno dato come risultato che le retribuzioni più elevate riguardano mediamente le occasioni speciali come ad esempio le serate di Natale o Capodanno, le cerimonie di vario genere, le festività, in cui in genere un cameriere guadagna mediamente dai 40 ai 60 euro (per almeno 7 ore lavorative).
Va, inoltre, fatta la differenza tra camerieri professionisti (cioè coloro che hanno ad esempio seguito la scuola alberghiera) e camerieri principianti.
Un cameriere professionista, con regolare contratto di assunzione, ha uno stipendio che può consentirgli di guadagnare tra i 1000 e i 2000 euro mensili a seconda della tipologia di locale in cui lavora e, ovviamente, in base alla sua esperienza lavorativa. Questo perché il cameriere professionista ha seguito un percorso formativo specifico che gli consente di padroneggiare tutti gli aspetti del mestiere: non si tratta cioè solo di prendere correttamente le ordinazioni, servire ai tavoli e presentare il conto, ma di saper allestire tavoli e sale, consigliare i clienti sui menù e sui possibili abbinamenti; deve dunque possedere una seppur minima conoscenza enogastronomica.
Invece, i camerieri principianti, chi cioè lo fa come secondo lavoro o chi necessita di una piccola entrata economica, come ad esempio uno studente, normalmente lavora in maniera meno continuativa o con contratti a termine e non possiede una preparazione o una formazione; in tal caso si riescono a guadagnare circa 35 euro per almeno 7 ore lavorative.
Comunque, che si tratti di professionisti o di principianti, bisogna considerare che la retribuzione subisce importanti variazioni in base al tipo di locale in cui si lavora: trattoria o ristorante stellato, pizzeria, fast food, sala mensa. In questi casi, tendenzialmente, è difficile trovare un cameriere professionista e dunque la retribuzione viene calcolata ad ore, con un compenso decisamente più basso.
Ci sono poi, ovviamente, le mance, per le quali è importante l’aspetto con cui ci si presenta al cliente, sia che si tratti di cameriere professionista, sia occasionale: il modo di presentarsi pulito ed ordinato ma soprattutto la gentilezza e la disponibilità nei confronti del cliente.

OmniChannel customer experience

OmniChannel customer experience, omnicanalità nella ristorazione

Come in tutti i settori, le nuove tecnologie di marketing hanno un’importanza fondamentale; l’omnichannel customer experience è una di queste e permette di ottenere risultati apprezzabili anche nel campo della ristorazione.

 

Cos’è l’omnicanalità

Questo metodo consiste nel monitoraggio costante delle interazioni che un cliente ha con uno specifico brand. Nell’ottica delle più recenti strategie di marketing, l’omnicalità permette di avere un profilo ideale della clientela e di poterla selezionare per l’invio di proposte mirate, con le quali sia più semplice concludere le potenziali transazioni; il sistema è vantaggioso per entrambi i soggetti e si basa sulla reciproca soddisfazione.
L’omnicalità in ogni caso non riguarda in modo specifico solo il marketing, ma abbraccia altri aspetti non meno importanti, che coinvolgono direttamente l’organizzazione interna di un’azienda e il rapporto diretto con il cliente, anche attraverso il più classico dei modi, cioè all’interno dei negozi.

 

Omnichannel customer experience e ristorazione

Vediamo ora in cosa consiste l’omnicanalità nel campo della ristorazione.
Per quanto riguarda il marketing e il rapporto con gli utenti attraverso i canali internet, nella ristorazione è diventato importante delucidare i clienti sulle caratteristiche principali di ogni piatto, garantendone gli ingredienti, l’anallergicità, l’utilizzo o meno di prodotti che possono causare intolleranze, i valori proteici e vitaminici, nonché molti altri aspetti che di fatto facilitano le transazioni.
Ma la omnichannel customer experience è importante anche per gestire tutti gli aspetti organizzativi: un esempio pratico consiste nella gestione degli ordinativi attraverso la rete, i quali possono prevedere differenti modalità di pagamento, nonché predisporre la consegna direttamente all’indirizzo del cliente o la possibilità di ritirare i prodotti in loco pochi istanti dopo che sono stati preparati.
Questi aspetti ovviamente piacciono molto a tutti gli acqurenti, i quali sono in tal modo sempre più invogliati ad usufruire del servizio e in molti casi a non poterne più fare a meno.
L’omnicanalità, grazie all’utilizzo di un computer e di un software apposito, permette inoltre di gestire al meglio il magazzino, monitorando con precisione la disponibilità delle scorte o viceversa l’eventuale eccesso di una certo tipo di prodotti, con un conseguente spreco sia di denaro che di materia prima. Il sistema consente inoltre di verificare il processo di lavorazione, che in questi caso è riferito al coordinamento in cucina, all’organizzazione di sala, alla collaborazione fra i vari reparti, in modo che tutto funzioni nel modo migliore sia in termini di velocità nel servizio, sia di qualità offerta ai clienti.
Questa serie di operazioni è attualmente quanto di meglio si possa fare per gestire un’attività di ristorazione e soprattutto per avere una continua evoluzione del locale. Molte attuali catene di ristorazione, a fronte di un certo investimento iniziale, sono riuscite in questo modo ad aumentare notevolmente i fatturati, trasformando aziende a gestione familiare in vere e proprie società per azioni.

 

Alcuni dati sull’omnicanalità

I clienti che sfruttano tecnologie di omnicanalità sono in costante aumento e sono attualmente il 67% della popolazione italiana che ha un età anagrafica maggiore di anni 14.
Contrariamente, le aziende che sono strutturate al 100% sulle tecnologie omnichannel sono solo l’8% del totale; questa è la principale ragione che dovrebbe invogliare ogni imprenditore a perseguire questa strada, che potrebbe ancor di più essere una soluzione vincente per il proprio business.

reporto lavoro nella ristorazione 2018

Report lavoro nella ristorazione 2018

Professioni richieste nel 2018

Analizzando i dati del 2018 sulla pubblicazione di annunci di lavoro nel settore della ristorazione su rysto.com emerge che in assoluto la figura professionale più richiesta è quella del cameriere.

amcharts-2Anche se analizzando le professioni per settore siamo in assoluta parità tra sala e cucina.Settori nella ristorazione 2018

La ristorazione in Italia
Una spinta alla ricrescita del paese

In una fase particolare dell’economia italiana, caratterizzata da fattori d’incertezza e indicazioni di un netto rallentamento del PIL, la ristorazione sembra dare segnali di ripresa. È quanto ribadito dal report di lavoro nella ristorazione per il 2018 pubblicato dal FIPE a fine gennaio 2019. La Federazione Italiana Pubblici Servizi rappresenta più di 300 mila aziende che operano nel settore agro alimentare, della ristorazione, del turismo e dell’intrattenimento. Le analisi e le statistiche pubblicate, permettono di effettuare una valutazione periodica e annuale dell’andamento di questo mondo. Il settore agro alimentare e in particolare quello della ristorazione continua a produrre un valore aggiunto per l’economia italiana, che si attesta sui 43 mila miliardi per l’anno 2018 in crescita rispetto al 2017. L’occupazione è in aumento con un incremento delle richieste e lo sviluppo delle aziende continua ad essere abbastanza uniforme in tutto il paese. Ma quali sono i dati di rilievo per il 2018? Di seguito andremo ad analizzare gli aspetti di maggior importanza.

Il report per il 2018
I cambiamenti degli stili di vita che influenzano la ristorazione

L’aumento della spesa giornaliera pari al 51% rispetto all’anno precedente e una percentuale dei consumi di ristorazione fuori casa del 36%, sono solo alcuni dei dati che rivelano un cambiamento degli stili di vita del popolo italiano, influenzando il settore della ristorazione.
Sono questi i principali aspetti sottolineati dal rapporto del 2018. Gli italiani sono da considerare, in Europa, come il popolo più attento alla scelta dell’alimentazione, con un indirizzo di tipo salutistico caratterizzato da alimenti genuini e di natura biologia. Rispetto agli anni precedenti vi è stato un aumento delle persone che effettuano un pasto al di fuori di casa. Solo il 32% degli intervistati ha dichiarato di cucinare a pranzo, mentre la maggior parte degli italiani utilizza un servizio di ristorazione esterno. Le nuove tendenze di vita portano quindi a una visione differente del ruolo dei bar, ristoranti e pizzerie considerati ormai come luoghi basilari per poter promuovere stili alimentari corretti e salutari. Le imprese interessate in questo settore acquisiscono non solo un semplice ruolo all’interno del mondo economico della ristorazione, ma anche una nuova realtà sociale e culturale.

Alcuni dati statistici
Report e prospettive future della ristorazione

Altro dato da dover prendere in considerazione è la riduzione del tempo che gli italiani dedicano ai loro pasti. Le statistiche indicano che la percentuale di minuti si attesta al 54,1% tra i 15 e i 30. Le persone anche se rimangono a casa, preferiscono acquistare il pranzo attraverso il web usufruendo dei servizi di food delivery, ovvero la consegna direttamente a domicilio. La nuova tendenza verso uno stile alimentare attento alla salute e alla consapevolezza che ciò che mangiamo influenza in maniera inevitabile la nostra vita, ha portato a un cambiamento della tipologia di cibi che vengono ordinati. Le richieste aumentano per la preparazione di prodotti come il pesce crudo, anche se rimangono richieste pietanze come pizza, patatine e prodotti biologici. L’aumento degli ordini online dimostra come vi è uno spazio di sviluppo per il settore della ristorazione. Non solo le grandi catene, ma nell’ultimo anno la richiesta di alimenti caratteristici della cucina tradizionale e quella tipica delle singole regioni è aumentata in modo rilevante.

tracking food delivery

L’importanza del tracking nel food delivery

Il mercato del food delivery è uno dei settori in maggiore crescita nella ristorazione. Si calcola che nei prossimi anni crescerà cosi tanto che gli ordini da consegnare a casa supereranno quelli da consumare seduti nei locali.

Grazie alla nascita di numerose aziende che affiancano le attività della ristorazione nel processo di consegna a casa dei pasti, è diventato sempre più semplice offrire il servizio di food delivery ai propri clienti. Fattori determinanti sono la velocità ma soprattutto la puntualità, essere precisi nel rispettare l’orario prestabilito di consegna fa’ la differenza tra un servizio scadente e uno affidabile.

In un mercato in crescita si sono inseriti gli innovatori digitali che cercano di migliorare il servizio di food delivery, nuovi contenitori per mantenere caldi i pasti, sistemi di prenotazione mobile facili da utilizzare e servizi di tracking.

Immaginate di trovarvi a casa con 10 amici affamati che aspettano la consegna della pizza da vedere durante la partita di champions, inizieranno subito con le prime domande. A che ora arriva la pizza? Sono in ritardo di 5 minuti, chiamali! Sicuro che la stanno consegnando?

Implementare un sistema di tracking per poter controllare in qualsiasi momento lo stato della vostra consegna e la posizione del fattorino potrebbe evitare tante chiamate durante l’orario di punta che vi farebbero perdere tempo inutile.

Ormai i costi della tecnologia sono talmente bassi da permettere a tutti l’adozione di tali sistemi di tracking che miglioreranno il vostro servizio di food delivery.

ristorazione italiana

I grandi gruppi della ristorazione italiana

Il consumo nella ristorazione in Italia vale oltre 83 miliardi di euro con un trend costante di crescita, +3% rispetto all’anno precedente; si tratta del terzo mercato in Europa per importanza. Il 35% delle spese per consumi alimentari degli italiani sono per mangiare fuori casa, con un netto calo della normale spesa a favore dei luoghi di ristoro.

La ristorazione italiana è peculiare rispetto a tutti i mercati mondiali perché il cibo con tutto ciò che gira intorno ad esso ha un alto valore culturale oltre che economico ed è rappresentata prevalentemente da piccole e medie imprese.
In Italia circa 111 mila attività offrono un tipo di ristorazione classica, con servizio al tavolo, per lo più legata al territorio per le materie prime che trasformano; accanto a queste troviamo i nuovi tipi di ristorazione, che offrono un servizio rapido come take-away, ambulanti, pizzerie, friggitorie ecc… per un totale complessivo di circa 150 mila attività.
I grandi gruppi italiani si occupano della ristorazione collettiva di qualità: leader per fatturato con 573,3 milioni di euro e 60 milioni di clienti in tutta Europa, è il gruppo Cremonini che gestisce il ristoro a bordo treno e in stazioni, aeroporti, autostrade.

Ci sono anche altre realtà che stanno facendo bene sul territorio italiano per citarne due il gruppo cigierre spa con le catene di ristoranti Old Wild West, Wiener Haus, Pizzikotto, Shi’s e America Graffiti e il gruppo Ethos.

Il mercato della ristorazione in Italia è in continuo fermento; negli ultimi anni hanno chiuso molte imprese del settore ma il numero delle nuove aperture -forse sulla scia dei tanti format televisivi- supera di molto le chiusure.
Il tasso di sopravvivenza delle imprese a cinque anni dall’apertura -pari al 52%- è il dato che va analizzato per comprendere meglio le difficoltà che ha un’attività di questo tipo a rimanere competitivamente attiva in un mercato come il nostro. Pensiamo a quanto oggi sia diversificata anche la richiesta del cliente:
su un campione di 100 persone tra i 25 ed i 65 anni intervistate, solo il 20% consuma cibo tradizionale; un altro 20% è vegano/vegetariano; 30% senza glutine; 30% alla patologica e continua ricerca di cibo sano.

Lavorare nella ristorazione, aprire un proprio locale è possibile per tutti, considerati i numeri positivi che rappresentano l’ambito economico; bisogna però caratterizzarsi nell’offerta, puntare all’innovazione senza dimenticare la tradizione, curare la qualità delle materie prime, il sapore come la salubrità: come ad esempio i nuovi franchising monotematici e specializzati solo su determinati prodotti al top qualitativo.

Se il business cibo è consigliabile ad un abile imprenditore, molto meno lo è per il personale, che rappresenta il motore di un ristorante.
Il lavoro nel settore della ristorazione è duro e differente da altre attività; richiede maggiore sacrificio, tempo e passione.
Doppi turni, con orari senza limiti, sono un’altra triste realtà che rende alto il turnover e la percentuale di lavoro in nero.
I ragazzi delle scuole di ristorazione hanno a disposizione un periodo di tirocinio per imparare il mestiere; spesso sono sottopagati e sfruttati ben oltre le 40 ore previste dal contratto.
E’ un settore che occupa complessivamente oltre 650.000 persone in media l’anno, dove si lavora quando il cliente è presente e non le canoniche otto ore.
Da Febbraio 2018 è entrato in vigore il primo “Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro per i dipendenti dei settori dei Pubblici Esercizi, della Ristorazione Collettiva e Commerciale e del Turismo”, completamente nuovo e autonomo rispetto al precedente contratto “Turismo”.
Con la flessibilità contrattuale data dal part time orizzontale e verticale e la possibilità del lavoro accessorio, i ristoranti vedono considerata anche la loro necessità di seguire l’andamento dei consumi.

fatturazione elettronica ristoranti

Fatturazione elettronica per ristoranti

La fatturazione elettronica sta diventando una realtà, nonché un obbligo, per tutti gli esercenti italiani. Se, infatti, fino a poco tempo fa la fatturazione elettronica era un obbligo esclusivamente per chi si trovava a lavorare – e dunque fatturare – con la Pubblica Amministrazione, dal primo gennaio 2019 invece diventerà un obbligo per tutti, anche nei rapporti con i privati cittadini. I ristoranti, le pizzerie e le tavole calde non sfuggiranno ovviamente a questo obbligo. Ma come cambia lo scenario del mercato della ristorazione? Quali adempimenti dovranno sostenere i ristoratori? Ecco una piccola guida all’argomento.

In che cosa consiste la fatturazione elettronica
La fatturazione elettronica in vigore da gennaio 2019 è un obbligo imposto per legge con lo scopo di riuscire a prevenire in modo più efficace l’evasione fiscale. Con questo nuovo sistema, infatti, è possibile tracciare al meglio ogni transazione, anche quelle fra privati o fra pubblici esercizi e consumatori finali, riuscendo ad avere un quadro completo di ogni movimento effettuato dalla singola azienda. A questo obbligo ovviamente dovranno far fronte anche i ristoratori che dovranno abbandonare le fatture cartacee a favore dell’introduzione di un sistema di fatturazione elettronico legato alla propria firma digitale che metterà una sorta di bollino su ogni fattura, permettendo di tracciarne i movimenti. Dopo un periodo di sospensione di questo nuovo obbligo, ecco che la primo gennaio la norma entrerà definitivamente in vigore senza alcuna deroga.

Cosa comporta la fatturazione elettronica per i ristoranti
La fatturazione elettronica per i ristoratori comporterà non pochi problemi. Il primo e più evidente è quello che tutti dovranno dotarsi di un software specifico che consentirà non solo l’invio delle fatture elettroniche ma anche la classificazione di ogni fattura con la propria firma elettronica così da poter rintracciare ogni emissione. È pur vero che in rete si trovano non solo software a pagamento ma anche molti prodotti gratuiti, ma in ogni caso tutti i ristoratori dovranno prevedere un periodo di formazione per i propri dipendenti in modo da riuscire a renderli autonomi sulla fatturazione elettronica. Oltre al fatto che questa norma così nuova e moderna in qualche modo sconvolgerà le abitudini di tutti quei ristoratori che da decenni svolgono questo mestiere e sono abituati a farlo in un certo modo. Saranno proprio questi ultimi ad incontrare le difficoltà maggiori all’adattarsi al nuovo corso.

Come funziona la fatturazione elettronica
La fatturazione elettronica funziona in modo molto semplice. Tutte le fatture verranno emesse attraverso un software che consente di preparare a terminale la fattura con tutte le voci classiche. Una volta che la documentazione è pronta e “formata” con la firma digitale, la fattura viene inviata ad un sistema centrale che ne verifica l’esattezza e la congruenza dei dati. Una volta ottenuto l’ok di questo sistema centrale, la fattura viene automaticamente inviata al destinatario finale, non senza prima averne immagazzinato una copia negli archivi generali. Ogni emittente e destinatario verrà ovviamente contraddistinto da un codice identificativo così da essere facilmente rintracciabili e ricevere le fatture di proprio interesse.

Servizi per la fatturazione elettronica per ristoranti

In questo ultimo periodo stanno nascendo molti servizi per la fatturazione elettronica.

Le 6 migliori app per ristoratori

Le 6 migliori app per ristoratori

Le app per i ristoratori
L’importanza di un giusto strumento sul web
Le app sono uno strumento molto utile nell’ambito della ristorazione. Attraverso di esse un ristoratore può gestire in maniera veloce tutta una serie di funzionalità, come per esempio le prenotazioni, il menù, la sala gli ordini per la consegna a casa. Gran parte di questi strumenti sono collegati a dei software gestionali che sviluppano le loro funzionalità. Ma quali sono le migliori app per ristoratori presenti sul web? Di seguito andremo a proporre le cinque app più considerate.

Le 6 migliori app per ristoratori
Di app per ristoranti ve ne sono moltissime, ma non può essere stilata una vera è propria classifica. La differenziazione si ha in base a quelle che sono le funzionalità messe a disposizione del ristoratore. Di seguito elenchiamo le 6 app che prevedono un’ampia serie di attività:

Rysto.com: è una piattaforma per i professionisti della ristorazione. Viene utilizzata dai ristoratori per trovare personale qualificato nel settore della ristorazione, i quali possono inserire annunci di lavoro gratuiti ed iniziare fin da subito a ricevere le prime candidature. Su Rysto gli annunci sono divisi per professioni in modo tale da semplificare la ricerca delle offerte di lavoro. Si possono trovare annunci di lavoro per cuochi, camerieri, chef, pizzaioli, barman ecc il servizio è attivo principalmente i Italia ma utilizzato in tutto il mondo. Inoltre con l’iscrizione verrà creata una pagina dedicata al punto vendita da poter utilizzare come pagina “LAVORO con NOI” del sito internet aziendale. Sono state da poco rese disponibili le app per dispositivi mobile ma vengono utilizzate solamente dai professionisti per candidarsi.

– Contact.eu: è un app che viene sviluppata dalla società Contact srl. Attraverso di essa sarà possibile per un ristoratore personalizzare tutta una serie di aspetti che appaiono fondamentali al fine di creare la propria app. Sarà possibile quindi stabilire la grafica del menù, in modo che chi consulta l’app potrà subito ricercare un piatto in particolare. Inoltre si potranno registrare le prenotazioni direttamente on-line, nonché permettere di effettuare le consegne. Fondamentale è il collegamento ai social. Una delle caratteristiche che rende quest’app tra quelle che possono essere utili per un ristoratore è la possibilità di personalizzare ogni aspetto;

– Ordinalo.it: app molto adatta per i ristoranti, pub o i locali di take away che vogliono sviluppare il loro mercato della consegna a domicilio. L’app è collegata a un software che permette di gestire una serie di funzionalità, a partire dagli ordini, dai prodotti che possono essere introdotti, le promozioni e la fascia oraria di consegna. È un app molto specialistica, ma il settore della consegna a domicilio si sta molto evolvendo. Quindi per i ristoratori che si vogliono specializzare in questo ambito potrebbe essere molto utile;

– TheFork Manager : app creata da TripAdvisor. Questa versione permette di entrare all’interno della più grande comunità di ristoranti presenti sul web. Infatti grazie ad essa sarà possibile effettuare prenotazioni nel tuo ristorante direttamente dall’app Thefork oppure da TripAdvisor. Il ristoratore, con dei semplici step, ha la facoltà di pubblicare una scheda dettagliata del proprio ristorante con una comoda piantina del locale e permettere anche le visualizzazione dei posti disponibili. TheFork Manager non solo contribuisce alla gestione del ristorante, ma anche a ricevere prenotazioni che verranno gestite dal ristoratore attraverso l’app. Il sistema crea inoltre uno storico su ogni cliente, con le relative preferenze e particolarità di cibi scelti in modo da poterlo fidelizzare nella maniera più adeguata;

-Ristoranti.it: app per ristoratori personalizzabile in ogni suo aspetto. Basta recarsi sul sito di riferimento e contattare il servizio clienti. Attraverso l’ app ristoranti.it sarà possibile quindi introdurre e personalizzare il menù, gestire le prenotazioni on-line, organizzare al meglio il proprio ristorante in ogni suo singolo aspetto, dai prodotti necessari alle singole prenotazioni. Dal pannello dell’app sarà possibile anche visualizzare le statistiche sugli ordini e i guadagni giornalieri. Ogni aspetto dell’app è personalizzabile;

– Kuokko: app molto semplice e dalla grafica accattivante. Attraverso un pannello sarà possibile gestire il tipo di menù le promozioni e i parametri degli ordini. Infatti non solo attraverso di essa il ristoratore potrà registrare le prenotazioni ai tavoli, gli ordini nel locale e quelli d’asporto, ma anche gestire le promozioni e ricevere notifiche delle relative prenotazioni.

Digital transformation nella ristorazione

Digital transformation nella ristorazione

La digital transformation sta cambiando il settore del food. Le abitudini del consumo, specialmente quello alimentare outdoor, si evolvono di pari passo con la tecnologia digitale. La sfida si gioca su due tavoli, quello dell’incremento dell’efficienza, necessario a competere sul mercato, e quello del rapporto con la clientela, anche grazie ai social e alle applicazioni per dispositivi portatili. Si è ampliata la possibilità di soddisfare il cliente, raggiungendolo ovunque e scoprendo le sue preferenze e abitudini; ma allo stesso tempo la concorrenza è agguerrita, perché gli stessi strumenti della digital transformation sono a disposizione dei competitors. Si tratta di una gara cruenta per aggiudicarsi le preferenze del consumatore, all’interno di un mercato che cambia velocemente.

Come cambia la ristorazione con la digital transformation

L’uso delle tecnologie ha come obiettivo la semplificazione e il miglioramento del servizio offerto al cliente, anche attraverso una più efficiente organizzazione interna.
Razionalizzare l’organizzazione, per esempio, significa evitare al cliente di sottoporsi ad attese lunghe per pagare, al termine della consumazione. Esistono software che consentono di gestire il punto cassa; attraverso l’uso delle app si possono effettuare pagamenti in tempo reale. Un software permette al cliente di pagare con denaro che si trasferisce con modalità P2P. In questa esperienza il contante sparisce e il transito, da e verso, la cassa si azzera. La proposta di pagamento arriva direttamente al punto cassa, che emette lo scontrino. Questo significa un check-out decisamente più agevole e una tendenza alla massimizzazione della soddisfazione del pubblico.

Allo stesso modo il take-away e il delivery dei ristoranti vengono integrati attraverso i vari dispositivi, accelerando tutto il processo: dalla scelta del prodotto, passando per la consegna fino al pagamento.
L’ordine viene acquisito per mezzo di tutti i tipi di canali a disposizione del cliente: smartphone, sito, app. Il processo è schedulato: dalle comande alla cucina fino all’emissione dello scontrino; è indicata anche una previsione di orario di consegna del prodotto. Si tratta dunque di un flusso organico in cui le informazioni sono ottimizzate.
L’organizzazione del personale è l’altro aspetto interessato dalla rivoluzione digitale, grazie a software che programmano i turni di lavoro tra i dipendenti. In ogni caso, l’obiettivo della digital transformation è votato al miglioramento dell’esperienza d’acquisto del cliente consumatore

La digital transformation e la social responsability

Un aspetto su cui la digital transformation sta incidendo è la social responsability, che è diventata un aspetto su cui le aziende, soprattutto quelle che operano nel settore della ristorazione, stanno investendo sempre più risorse. La qualità del cibo e la sostenibilità ambientale dei processi produttivi sono sotto la lente d’ingrandimento del pubblico, sempre più attento alle problematiche ambientali, alla sostenibilità del processo di produzione del cibo, e alla qualità di ciò che si mangia. Basti pensare a Foodchain, una blockchain che ha come obiettivo di rendere trasparente la filiera produttiva del singolo alimento che arriva nel nostro piatto: dalla sua produzione allo smaltimento.
Un’azienda che si preoccupa di comunicare con chiarezza alla clientela il percorso di un ortaggio, da quando viene piantato il seme fino all’arrivo sullo scaffale del supermercato, contribuisce a creare valore, ossia a migliorare la brand reputation dell’azienda che utilizza quel prodotto, grazie alla sua tracciabilità.

ristorazione settore trainante economia

Ristorazione, settore trainante per l’economia

Il 2018 è stato tutto sommato positivo per la ristorazione in Italia. In estrema sintesi, dai vari dati viene fuori che gli italiani amano mangiare fuori e quando lo fanno, in linea di massima, ne sono soddisfatti. La notizia del ritorno ai pranzi e alle cene fuori casa va letta quindi positivamente, dopo il periodo alquanto critico registratosi tra il 2013 e il 2017. Per ciò che concerne l’occupazione nel settore della ristorazione in Italia, nonostante diverse criticità, qualcosa si è mosso. Ed era finalmente ora.
Ma analizziamo la situazione più nel dettaglio.Ristorazione in Italia: il 2018 è stato l’anno della svolta, per via della fine della crisiLa ristorazione è uno dei settori trainanti dell’economia dell’Italia. D’altronde, siamo il Paese dove per antonomasia si mangia bene. La presenza capillare di pub, pizzerie, trattorie, bar con servizio di tavola calda e ristoranti, senza dimenticare i fast food, dimostra quanto il nostro territorio risulti assai variegato. Ad oggi bar e ristoranti costituiscono il 49% del settore. I pub il 21%, i fast food delle grandi multinazionali il 19% e il rimanente 11% è composto da altri posti dove è possibile mangiare fuori. Insomma, per il consumatore finale c’è solo l’imbarazzo della scelta.

Cosa è cambiato dal 2013 ad oggi?

Attendendo i risultati definitivi del 2018, occorre sottolineare che ad oggi rispetto al 2013, il valore della ristorazione nel nostro Paese è decisamente lievitato. Se nel 2013, questo business aveva un valore corrispondente a 46,5 miliardi di euro, complice anche una crisi non indifferente che in rapporto al 2012 aveva segnato un -4,1%, le stime indicano che alla fine del 2018, il settore varrà 60 miliardi di euro. In un quinquennio, di fatto, la ristorazione nostrana sarebbe andata incontro ad un vero e proprio boom, pari al 28,7%. E la cosa si evidenzierebbe anche nel mercato del lavoro: nel 2013, si registrava il segno meno con l’1,2%, mentre nel 2018 le stime indicano un’interessante crescita di dipendenti arruolati nel settore con un ottimo +12,7%. E ancor più interessante, numeri alla mano, considerare il ruolo che il business della ristorazione italiana ha in ottica europea: il fatturato italiano rappresenta la bellezza del 13,9% in tutto il Vecchio Continente.

Situazione lavoro nella ristorazione

Su questi numeri, va detto che i lavoratori stagionali incidono in maniera evidente. Ma è davvero incoraggiante tenere conto del fatto che nell’ultimo anno c’è stato un incremento del 2% dei contratti a tempo determinato e a tempo indeterminato per i lavoratori dipendenti nel settore della ristorazione. Il mestiere dello Chef, ed in particolare dell’Executive Chef che interagisce direttamente con i proprietari del ristorante o ancora del capo partita che si occupa della gestione di un completo settore culinario come carni, pesce, primi piatti, verdure è stato sdoganato. E su questo i programmi di cucina hanno avuto un ruolo determinante, come dimostra il numero crescente di apprendisti, disposti a fare una lunga gavetta, magari anche all’estero, pur di farsi un nome nel settore della ristorazione.

Non mancano i problemi ciclici

Non è però tutto oro quello che luccica. In quanto a digitalizzazione del settore, l’Italia è ancora anni luce indietro. Per molti ristoranti, pub, pizzerie, il ricorso alle tecnologie digitali per gestire le comande o l’utilizzo della fatturazione elettronica è davvero nullo. Se soltanto 40 imprese su 100 ci puntano, urge constatare che il divario europeo è ancora piuttosto evidente.

Conclusioni

Tirando le somme, la ristorazione è considerata all’unisono una delle punte di diamante dell’economia italiana. Di sicuro uno dei settori trainanti. L’Italia è nell’immaginario collettivo perfetta espressione di buon cibo e di buon vino. Per questo motivo, il collegamento del mondo della ristorazione è molto evidente con quello del turismo, specialmente quello enogastronomico. Lo dimostra il fatto che il numero di turisti che amano star bene a tavola e che scelgono durante l’anno il Belpaese come meta delle loro destinazioni, nel giro di un anno, è quasi raddoppiato. E la ristorazione ha avuto di sicuro un ruolo decisivo su questo aspetto.