fatturazione elettronica ristoranti

Fatturazione elettronica per ristoranti

La fatturazione elettronica sta diventando una realtà, nonché un obbligo, per tutti gli esercenti italiani. Se, infatti, fino a poco tempo fa la fatturazione elettronica era un obbligo esclusivamente per chi si trovava a lavorare – e dunque fatturare – con la Pubblica Amministrazione, dal primo gennaio 2019 invece diventerà un obbligo per tutti, anche nei rapporti con i privati cittadini. I ristoranti, le pizzerie e le tavole calde non sfuggiranno ovviamente a questo obbligo. Ma come cambia lo scenario del mercato della ristorazione? Quali adempimenti dovranno sostenere i ristoratori? Ecco una piccola guida all’argomento.

In che cosa consiste la fatturazione elettronica
La fatturazione elettronica in vigore da gennaio 2019 è un obbligo imposto per legge con lo scopo di riuscire a prevenire in modo più efficace l’evasione fiscale. Con questo nuovo sistema, infatti, è possibile tracciare al meglio ogni transazione, anche quelle fra privati o fra pubblici esercizi e consumatori finali, riuscendo ad avere un quadro completo di ogni movimento effettuato dalla singola azienda. A questo obbligo ovviamente dovranno far fronte anche i ristoratori che dovranno abbandonare le fatture cartacee a favore dell’introduzione di un sistema di fatturazione elettronico legato alla propria firma digitale che metterà una sorta di bollino su ogni fattura, permettendo di tracciarne i movimenti. Dopo un periodo di sospensione di questo nuovo obbligo, ecco che la primo gennaio la norma entrerà definitivamente in vigore senza alcuna deroga.

Cosa comporta la fatturazione elettronica per i ristoranti
La fatturazione elettronica per i ristoratori comporterà non pochi problemi. Il primo e più evidente è quello che tutti dovranno dotarsi di un software specifico che consentirà non solo l’invio delle fatture elettroniche ma anche la classificazione di ogni fattura con la propria firma elettronica così da poter rintracciare ogni emissione. È pur vero che in rete si trovano non solo software a pagamento ma anche molti prodotti gratuiti, ma in ogni caso tutti i ristoratori dovranno prevedere un periodo di formazione per i propri dipendenti in modo da riuscire a renderli autonomi sulla fatturazione elettronica. Oltre al fatto che questa norma così nuova e moderna in qualche modo sconvolgerà le abitudini di tutti quei ristoratori che da decenni svolgono questo mestiere e sono abituati a farlo in un certo modo. Saranno proprio questi ultimi ad incontrare le difficoltà maggiori all’adattarsi al nuovo corso.

Come funziona la fatturazione elettronica
La fatturazione elettronica funziona in modo molto semplice. Tutte le fatture verranno emesse attraverso un software che consente di preparare a terminale la fattura con tutte le voci classiche. Una volta che la documentazione è pronta e “formata” con la firma digitale, la fattura viene inviata ad un sistema centrale che ne verifica l’esattezza e la congruenza dei dati. Una volta ottenuto l’ok di questo sistema centrale, la fattura viene automaticamente inviata al destinatario finale, non senza prima averne immagazzinato una copia negli archivi generali. Ogni emittente e destinatario verrà ovviamente contraddistinto da un codice identificativo così da essere facilmente rintracciabili e ricevere le fatture di proprio interesse.

Servizi per la fatturazione elettronica per ristoranti

In questo ultimo periodo stanno nascendo molti servizi per la fatturazione elettronica.

lavoro cameriere

Lavoro nella ristorazione: il cameriere

Il mercato della ristorazione in Italia è un mercato particolare. Fatto di eccellenze e realtà che non riescono a decollare. Sono molti quegli imprenditori che provano a dare nuova vita ad un ristorante o una locanda storica in declino, come molti altri invece riescono a esprimere un’arte attraverso l’enogastronomia, la riceca dei prodotti e dei sapori. I programmi Tv sulla cucina sono tra i più seguiti al mondo, come i cuochi italiani i più ricercati e i più bravi. C’è una costante, tra tutti i ristoranti, taverne o locande, che può guidare il gusto, consigliare o invogliare: il cameriere.

lavoro cameriere
lavoro nella ristorazione: cameriere

E’ di fatto la figura numericamente più importante del ristorante. In Italia si stima che per ogni cuoco ci siano sei camerieri. Spesso in città universitarie vediamo camerieri giovani dall’aria svogliata e anche un pò stanca aggirarsi tra i tavoli in cerca di una vocazione.
Essendo in Italia, quella dei ristoranti, una realtà assai variegata, non è possibile codificare uno stile, ma, ci sono degli elementi che un cameriere dovrebbe avere non solo per garantire il servizio, ma per rendere la cena o il pranzo un momento piacevole da parte di chi lo consuma. Le caratterististiche essenziali sono la pulizia, la buona padronanza della lingua, la conoscenza dei piatti ed empatia verso i clienti.
Nella maggior parte dei casi non è prevista una formazione specifica, anche se caldamente consigliata. Ricordiamo che il cameriere è la faccia del ristorante come il piatto ne è il prodotto. Un cameriere sorridente, che cerca di capire i gusti e lo stile del cliente, saprà consigliare, parlare ed emozionare il cliente. Come? Ad esempio raccontando un piatto. Il cameriere che parla, descrive la materia prima, il motivo della scelta, le tecniche usate e i metodi di cottura faranno conoscere il piatto sotto un’altra veste, esaltando gusto ed aroma. Il cliente sarà così più attento al piatto, alla materia prima usata, alle sfumature altrimenti difficilmente percepibili da un palato non abituato. Il palato va educato, e chi in un ristorante può riuscire in quest’operazione meglio del cameriere?
Stessa cosa per il vino. Non sempre un ristorante ha un sommelier, ma un buon cameriere dovrebbe saper guidare il cliente nella scelta del vino migliore in cantina da accompagnare alle pietanze scelte.
Il cameriere viene visto nella maggior parte dei casi invece come un ripiego. Un lavoro per studenti per arrotondare, tanto deve solo portare a tavola un piatto. Oppure un lavoro per guadagnare di più quando in famiglia si hanno ristrettezze.
Niente di più sbagliato. Il cameriere conta in sala come lo chef in cucina. Il cameriere è un lavoro a tutti gli effetti che può fornire una grande opportunità, possibilità di crescita, autonomia e conoscenza di un settore dinamico e in continua evoluzione come lo sono i gusti e la complessità dei piatti ricercati e proposti.
Lo stipendio medio di un cameriere a Bordeaux è di oltre 55.000€, in Germania oscilla tra i 15.000€ e i 20.000€ annui. In Italia la media è molto più bassa. Un cameriere italiano che svolge l’attività a tempo pieno non supera i 900€ mensili netti.
Grandi testate di settore come Gambero Rosso denunciano questo fattore, sottolineando come il cameriere è l’ossatura dell’azienda Ristorante e come, se correttamente formato, può cambiare le sorti in sala e nel conto economico del ristorante.

Sito web per ristoranti, è ancora indispensabile?

Il mondo della ristorazione è stato un settore che più di tutti ha subito cambiamenti grazie alle nuove tecnologie. Sono rari se non rarissimi i casi in cui non sia presente una traccia della presenza di un ristorante sul web. Oltre ai tanti servizi legati alla ristorazione, come TripAdvisor, OpenTable ma anche Facebook per arrivare ad Instagram, tutti i ristoranti dovrebbero avere un sito web professionale.

Grazie ad un sito web per ristoranti il ristoratore può creare uno spazio virtuale dove invogliare l’utente a diventare cliente. Il sito web può diventare un vero e proprio accentratore di servizi fornendo la possibilità di riservare un tavolo, avere un blog con notizie sempre aggiornate, dare la possibilità di pubblicare il menu e cercare personale per la ristorazione.

Ma non basta solo averlo, un sito internet per ristoranti deve essere anche ben fatto con le informazioni fondamentali sempre in primo piano. Quindi tutti i ristoratori prima o poi saranno costretti a dover fare i conti con la tecnologia che avanza gestendo in pieno un loro sito internet anche se potrebbe essere l’ultimo dei pensieri, per questo motivo è importante affidarsi a servizi solidi in grado di togliere le barriere iniziali.

Il team di Rysto sta progettando un servizio per creare un sito internet per ristoranti facile da attivare e gestire grazie all’esperienza maturata in questi anni a contatto con i migliori ristoranti. Grazie a Rysto il ristoratore potrà pensare solo a quello che gli riesce meglio ovvero gestire il suo ristorante per quanto riguarda il suo sito internet e i servizi collegati basterà affidarsi a noi.

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Ristorazione italiana all’estero

Punto di forza del made in Italy all’estero è certamente la ristorazione. Portare la qualità gastronomica propria della dieta Mediterranea tanto cara al Belpaese, è da molti anni la mission di decine di ristoratori, che hanno deciso di esportare la ristorazione italiana all’estero allo scopo di proporre piatti della tradizione e farli conoscere unitamente alle materie prime utilizzate per realizzarli e alla cultura che si cela dietro ad ogni preparazione. Dall’Inghilterra agli Stati Uniti, dalla Germania all’Olanda, sono moltissimi i Paesi, europei e non, nei quali la ristorazione italiana va per la maggiore: un trionfo di ristoranti ma anche negozi che propongono materie prime made in Italy importate direttamente dall’Italia, in quella che appare come una ristorazione frammentata ma diffusa in modo capillare nel mondo.

Frutto della voglia di farsi conoscere all’estero di molti ristoratori, spinti dallo spirito di imprenditorialità ad avviare un’attività in grandi città o luoghi suggestivi, avviando il tutto in locali di esigue dimensioni, per valorizzare piuttosto i sapori genuini italiani. Un percorso che in più di un’occasione ha portato grandi benefici ai ristoratori italiani, che hanno visto il proprio business crescere esponenzialmente, aprendo nel tempo nuovi locali per ampliare la loro proposta gastronomica. Nel tentativo di tutelare chi esporta il made in Italy all’estero per dar vita a un’attività di ristorazione esistono anche progetti come Ospitalità Italiana – Ristoranti Italiani nel Mondo, proposto da Unioncamere in collaborazione con l’Istituto Nazionale Ricerche Turistiche.

Un marchio che individua quei locali e quei ristoratori impegnati nel promuovere le tradizioni e la cultura enogastronomica italiana nel mondo ed intende valorizzare l’immagine dei ristoranti italiani all’estero che assicurino il pieno rispetto di una serie di standard qualitativi propri dell’ospitalità italiana. La finalità è anche quella di creare una rete internazionale di ristoranti italiani certificati Ospitalità Italiana, che annualmente vengono selezionati e premiati nel corso di un evento organizzato di volta in volta in città differenti e che vede protagonisti i prodotti italiani tipici di qualità.

I 10 ristoranti più costosi d'Italia

I 10 ristoranti più costosi d’Italia

L’Italia è la nazione votata alla cucina di qualità, ricca di ristoranti, bistrot e trattorie che servono piatti in grado di regalare emozioni alle buone forchette, offrendo a complemento dell’alta valenza gastronomica e nella ricerca creativa, un servizio professionale ed un’atmosfera da sogno. Il buono però si paga: vediamo dunque quali sono i 10 ristoranti più costosi d’Italia. Tra i più cari in assoluto vi è ‘La Pergola‘, ristorante dell’Hotel Cavalieri Hilton a Roma, con prezzi che possono toccare anche i 200 euro per un pranzo completo con vista sulla Capitale. Locale particolarissimo nella top ten dei ristoranti più costosi d’Italia è ‘Solo per Due‘ a Vacone, in provincia di Rieti, con due soli posti a sedere e menù su misura in base alle preferenze della clientela.

In provincia di Mantova vi è invece ‘Dal pescatore‘, di Canneto sull’Oglio, nella riserva naturale dell’Oglio sud, dove gustare piatti raffinati preparati secondo tradizione. Prezzi da capogiro ma anche qualità al top per l’Enoteca Pinchiorri di Firenze, nello storico palazzo Jacometti-Ciofi, con menù degustazione proposti intorno ai 200 euro. Non poteva certo mancare il ristorante ‘Cracco‘ di Milano, in via Victor Hugo, certamentre tra i 10 ristoranti più costosi d’Italia ma anche qualitativamente al top con una cucina creativa in un ambiente di straordinaria eleganza. A Civitella del Lago, provincia di Terni, c’è il ristorante ‘Vissani‘, con prezzi medi di 150 euro, mentre ad Alba, nel cuneese, il ristorante ‘Piazza Duomo‘ regala emozioni con una cucina rispettosa della tradizione regionale.

Completano la top ten il ‘Gambero Rosso‘ di San Vincenzo, in provincia di Livorno, con una media prezzi di 120 euro per un pasto completo. A Brusaporto (Bergamo) invece, il top dei più costosi è ‘Da Vittorio‘, mix di genio creativo e tradizione lombarda. Mentre per gustare i piatti minimal e particolari del ‘Bomval Zero‘ di Rivoli, bisogna essere pronti a spendere anche 120 euro.

maitre

Come diventare cameriere e lavorare nella ristorazione

Quello del cameriere è il mestiere che per molte persone rappresenta il primo passo per una proficua carriera lavorativa nel settore della ristorazione. Ma diventare cameriere a Milano o in altre delle più importanti città italiane, implica la voglia di mettersi in gioco e la consapevolezza del fatto che si tratta di un’attività lavorativa particolarmente impegnativa che, allo sforzo fisico unisce una quotidiana dose di stress. Come diventare un ottimo cameriere a Roma? mostrarsi sempre presentabili è la prima regola per essere assunti e per fare carriera. Dalla pulizia dell’uniforme all’igiene personale, un cameriere professionista deve controllare il proprio aspetto, per dare un’ottima impressione ai clienti con i quali questa professione richiede un’interazione quotidiana.

Per trovare lavoro come cameriere a Napoli o Firenze è bene avere una buona memoria ed imparare il menù in ogni dettaglio, per poter interagire con il cliente dando consigli e ridurre i tempi nel prendere gli ordini; ma anche per conoscere gli ingredienti di ogni portata segnalandolo ai commensali con intolleranze o allergie, o proporre le speciaità del giorno.

Per trovare un’offerta di lavoro come cameriere a Milano, è importante essere in grado di svolgere diverse mansioni, dal trascrivere gli ordini al servire in tavola con garbo e accuratezza, fino al ritiro dei piatti sporchi a pasto terminato; ma anche rispondere alle specifiche esigenze dei clienti nel corso della cena, portando loro bevande, condimenti o dando risposta alle loro diversificate richieste. Ed infine apprendere alcuni trucchi del mestiere, dal domandare ai clienti se gradiscono un antipasto al proporre bevande o drink come aperitivo o a fine pasto, evitando di risultare invadenti.

Diventare cameriere non consiste dunque solo nell’avvio di un lavoretto da portare avanti parallelamente allo studio ma, con la giuste dose di impegno e serietà, può trasformarsi in una vera e propria professione e rivelarsi un’importante e redditizia opportunità di carriera.

ANNUNCI DI LAVORO COME CAMERIERE

Cameriere Roma

Cameriere Milano

Cameirere Siena

NON PIU’ MULTE PER I GESTORI CHE DECIDONO DI ACCOGLIERE I CANI

La notizia arriva dalla FIPE – Federazione Italiana Pubblici Esercizi – che, per quando riguarda i cani è stata redatta sulla base delle disposizioni del Regolamento CE n. 852/2004”.
La novità più eclatante è che addetti delle ASL o polizia municipale o NAS non potranno comminare multe ai gestori dei pubblici esercizi se trovano un cane nel locale, a meno che non circoli nelle cucine.
Questo non significa, naturalmente, che il titolare abbia l’obbligo di accettare animali domestici. La scelta rimane in capo al titolare se accoglierli o meno.
Quindi, i proprietari possono farli entrare, evitando ovviamente che gli stessi possano frequentare le zone dedicate alla preparazione e manipolazione del cibo: vietato farli accedere a cucine, laboratori e retro banchi.
Non è un obbligo quindi, non può esistere il caso che il proprietario pretenda di entrare in un bar con il suo cane se il gestore non gradisce.
La FIPE d’altro canto delinea le regole del buon senso per l’igiene: se si accarezza un cane è buona prassi lavarsi le mani, e anche per la condotta si fa appello al buon senso.
Ecco in sintesi le regole di base:
• Sono sempre ammessi e hanno libera circolazione nei locali pubblici tutti i cani da accompagnamento per i non vedenti.
• Tutti gli altri possono entrare a discrezione del gestore, a patto che siano tenuti con guinzaglio e museruola.
• Gli ambienti dove il cibo viene trattato o manipolato sono chiusi all’ingresso dei cani.
• L’affissione del cartello “io non posso entrare” deve essere autorizzata e certificata dal Comune.

di Matteo Robustella – Accademia dei Professionisti (Legge 4/2013)

FABBRICA ITALIANA CONTADINA è un idea di EATALY

FABBRICA ITALIANA CONTADINA è un idea di EATALY e quindi di Oscar Farinetti, partita alla grande l’ undici febbraio a Milano è già al centro di alcune proteste.
FICO di EATALY è un progetto che coinvolge l’eccellenza agroalimentare italiana, educazione e intrattenimento. Quotazione in borsa, 5000 nuovi posti di lavoro, 6 milioni di visitatori l’anno.
Il tutto partirà nel 2015 a Bologna sull’area del centro agroalimentare (Caab) della città.
Un progetto a energia verde e a km zero, grazie al più grande impianto fotovoltaico in Europa installato sui tetti del Caab, il centro agroalimentare di Bologna.
FiCo sarà articolato in aree specifiche fra coltivazione, produzione, ristorazione, studio-ricerca-didattica, commercializzazione.
“Il progetto F.I.CO. – dice la vicesindaco di Bologna Silvia Giannini – rappresenta un punto di incontro ottimale tra idee, risorse e soggetti privati e pubblici in grado di perseguire molteplici e ambiziosi obiettivi: la valorizzazione di un importante spazio pubblico (il Caab, partecipato all’80% dal Comune) e del mercato ortofrutticolo in esso insediato.
E ancora, la diffusione della conoscenza delle eccellenze agroalimentari made in Italy e la possibilità di fruirne, in un luogo che sarà unico e avrà un marchio, Eataly, apprezzato in tutto il mondo.
F.I.CO. avrà inoltre una forte attrattività per il turismo, in particolare per i giovani e le famiglie e vedrà una forte connessione con le attività delle nostra città: culturali, commerciali e di promozione turistica”.
Intanto Oscar Farinetti nomina Massimo Bottura come art director culinario.

di Matteo Robustella Accademia dei Professionisti (Legge 4/2013)

 

Le app: un valido aiuto per clienti e ristoratori

Grazie a software, programmi e applicazioni ( in breve, app) varie, oggi con il telefonino si può fare davvero di tutto e questo semplifica di molto l’esecuzione di alcune semplici attività che però richiedono tempo.
Checché se ne dica, al di là delle solite polemiche sull’abuso che spesso se ne fa, bisogna ammettere che gli smartphone e i tablet hanno cambiato, se non le nostre vite, sicuramente le nostre abitudini. Esistono applicazioni per ogni gusto ed esigenza, quelle per informarsi sul tempo o su ciò che succede nel mondo, quelle per lo svago, quelle per gestire il lavoro, i viaggi, il tempo libero. E ovviamente non potevano mancare le app su cibo e dintorni: ristoranti tradizionali, etnici, pizzerie, osterie, bar… oggi quasi tutto il mondo della ristorazione è facilmente accessibile tramite smartphone.
Tra le app che riguardano il settore della ristorazione, le più utilizzate sono quelle che facilitano e velocizzano la spesso noiosa e stressante attività di ricerca; capita spesso di non sapere dove andare a cena o dove passare una serata, e a non tutti piace sperimentare al buio posti e cucine nuove, con il rischio di imbattersi in fregature e finire in qualche mediocre trattoria per turisti. Ecco allora che vengono in aiuto dei programmi che permettono di trovare in poco tempo ristoranti e locali che corrispondono ai gusti e alle esigenze dell’utente, nonché alla sua posizione geografica.
Molte di queste app inoltre, consentono di prenotare direttamente senza dover per forza telefonare al locale, tappa fino a poco tempo fa indispensabile per accaparrarsi un tavolo, soprattutto nel fine settimana. Oggi con un click, o meglio con una piccola pressione del dito sullo schermo dello smartphone, si prenota in qualsiasi giorno e momento, senza vincoli di orario.
Ecco alcune delle applicazioni che ci possono offrire un valido aiuto in queste attività di ricerca e prenotazione:

TripAdvisor: versione per smartphone del noto portale web che permette di trovare alberghi, ristoranti e attrazioni turistiche nella zona che ci interessa. Se volete farvi un’idea di un ristorante e sapere cosa ne pensa la gente che ci è stata, questa è l’app adatta a voi, il suo punto di forza è rappresentato proprio dalla quantità di recensioni (oltre 100 milioni), opinioni e giudizi degli utenti a cui è possibile accedere.

MiSiedo: sostanzialmente è un servizio di prenotazione online ma consente di ottenere anche molte informazioni su ristoranti e locali, questa app infatti mette a disposizione sia le presentazioni dei ristoratori sia le recensioni degli utenti. Una volta trovato il ristorante, si verifica la disponibilità, si prenota e si riceve immediatamente la conferma. Il programma è utile ai clienti ma anche agli addetti ai lavori in quanto permette di gestire meglio le prenotazioni sincronizzando il sistema online con quello tradizionale.

Foursquare: è di fatto un social network che sfrutta la tecnologia della geo-localizzazione. Grazie al sistema del check-in gli utenti mostrano e condividono la loro posizione presso ristoranti e locali. Gli utenti che fanno check-in per la prima volta in un dato ristorante o quelli che ne hanno accumulati di più, possono ricevere sconti o offerte da parte del locale. Una funzione interessante di questa app è la ricerca per tipo di cibo: digitando il nome del piatto specifico che si desidera mangiare, il software stila un elenco dei ristoranti che prevedono quel piatto nel loro menu.

Cibando: il funzionamento di questa app è molto semplice: basta disegnare un cerchio sulla mappa in corrispondenza della zona che ci interessa e il software visualizza i punti di interesse: ristoranti, pub e osterie, ma anche pasticcerie e agriturismi. Fornisce molte informazioni sui locali, descrizioni dettagliate dei piatti e numerose foto; è possibile anche sfogliare i menu e prenotare.

RestOpolis: applicazione tutta italiana, permette di trovare i ristoranti grazie alla geo-localizzazione, consente di recensire (solo a chi effettua realmente delle prenotazioni), leggere le opinioni degli altri, prenotare un tavolo. Gli utenti possono accumulare punti da trasformare in promozioni qualitativamente valide e garantite dai ristoranti aderenti, senza rischiare di vedersi propinare menu scadenti.

Eat2: altra app nostrana che si fonda sul concetto di last minute; i ristoratori che si ritrovano all’ultimo momento con dei tavoli lasciati liberi o prenotazioni annullate, ne comunicano in tempo reale la disponibilità a utenti con profili e interessi corrispondenti all’offerta. I ristoratori riempiono così il loro locale e gli utenti possono risparmiare in quanto il prezzo del last minute è sempre inferiore a quello di base.

MyTable: è stata la prima applicazione a offrire il servizio di prenotazione online per i ristoranti. Suggerisce e propone i ristoranti più vicini e adatti alle esigenze dell’utente; la prenotazione online è garantita al 100% grazie alla verifica in tempo reale dei posti disponibili; ad ogni prenotazione si guadagnano dei punti fedeltà, chiamati “assaggi”, che consentono di accedere a sconti speciali.

Esistono poi delle applicazioni pensate per chi nei ristoranti e con i ristoranti ci lavora, si tratta di programmi che facilitano la gestione delle attività del locale, come ad esempio:

Gustavo: software per gestori di ristoranti e simili, pensato per migliorare l’organizzazione del lavoro in sala e ridurre costi e spese. Questa app consente al personale di gestire tramite un tablet menu, ordini, promozioni e notizie, modificandoli in qualsiasi momento e senza costi. I clienti possono visualizzare sullo schermo del tablet l’intero menu, scegliere le portate e trasmettere gli ordini direttamente alla cucina.

iPratico: si tratta di un’app per dispositivi Apple che, collegata ad una sorta di mini computer e a una stampante, gestisce tutte le attività della sala, dalle comande al conto. I dispositivi dello staff sono sincronizzati e ciò permette a tutti di avere costantemente sotto controllo la situazione della sala. Tra le funzioni più interessanti c’è quella che consente di mostrare agli ospiti al tavolo non solo il menu e le foto dei piatti ma anche delle video-ricette.

Ressbook: applicazione sviluppata da Restalo, portale spagnolo per la prenotazione dei ristoranti. Valido strumento per il ristoratore che può gestire le prenotazioni integrando il proprio sito e la pagina facebook. Permette di costruire un database che raccoglie molte informazioni sul cliente (es. cliente abituale o occasionale, allergie a determinati cibi etc.), utile per lanciare campagne marketing mirate e personalizzare il servizio.

Gli Idro-sommelier: quando l’acqua si degusta come il vino

Generalmente quando un cliente ordina dell’acqua in un ristorante o al bar, l’unica scelta che gli si offre è quella che riguarda la presenza o no di bollicine, la classica distinzione tra acqua naturale o frizzante. Ciò dice molto sulla superficialità che regna sull’argomento, sull’approccio ancora molto approssimativo che si ha nei confronti di questo elemento così importante. Non esiste infatti un’acqua uguale all’altra, ogni tipologia ha caratteristiche e sapori diversi, percepibili anche dal palato dei non esperti. Sebbene la capacità di avvertire le differenze sia meno immediata rispetto a quanto avviene per i vini, prestando un po’ di attenzione e soprattutto con l’abitudine, l’esercizio e l’esperienza, si può arrivare a sviluppare una certa competenza in merito.
Da queste considerazioni è nata l’esigenza di porre l’acqua al centro del discorso gastronomico e di trattarla come un prodotto al pari del vino, da analizzare e studiare, valutandone le qualità organolettiche e le possibili relazioni o abbinamenti con il cibo. Questa “scienza dell’acqua” ha trovato terreno fertile in Italia, che, avendo a disposizione numerose sorgenti a cui attingere, è uno dei principali produttori mondiali di acqua minerale, e dove si è andata delineando una nuova professione, quella dell’idrosommelier, un sommelier specializzato, appunto, nella degustazione dell’acqua.

Per diffondere e promuovere questa nuova cultura idrocentrica è stata istituita l’Associazione Degustatori Acque Minerali, fondata a Bologna nel 2002. L’associazione ha scelto di realizzare e pubblicare una vera e propria carta delle acque, che si propone come una guida alle etichette più interessanti da un punto di vista gastronomico e un aiuto a orientarsi per tutti coloro che vogliono avvicinarsi al mondo della degustazione delle minerali.
La carta delle acque è diventata una realtà in diversi ristoranti del mondo, a Berlino, ad esempio, un noto idrosommelier, Jerk Martin Riese, ha proposto una lista con ben quaranta etichette da gustare. Tra queste, alcune davvero originali, come la Vichy Catalan, molto salata e particolarmente indicata per le sue proprietà digestive e l’acqua piovana della Tasmania, che deve la sua particolarità al fatto di essere raccolta e imbottigliata prima che tocchi terra.
Come per i sommelier tradizionali, l’attività primaria dell’idrosommelier coincide con la degustazione.
Il gusto delle acque varia in base a diversi parametri, tra questi il livello di mineralizzazione, di ph e la percentuale di anidride carbonica, caratteristiche che cambiano in base alla provenienza e ai sali minerali che vengono assorbiti durante il percorso sotterraneo fino alla sorgente. Da queste e altre proprietà derivano i quattro gusti di base che può avere un’acqua, cioè la tendenza al salato, all’acido, al dolce e all’amaro. Un sommelier esperto, quando si appresta a valutare un’etichetta, deve saper isolare ed esprimere un giudizio su quattro tratti principali: il colore, l’odore, il sapore e i possibili abbinamenti con il cibo.
L’aspetto più interessante e curioso della professione di idrosommelier è quello che riguarda la capacità di abbinare una tipologia di acqua diversa a ogni tipo di piatto e portata. Anche se molto dipende dal gusto personale e dal genere del consumatore (sembra che le donne tendano a preferire acqua più dolce e povera di gas mentre gli uomini frizzante e dal gusto più deciso), la regola generale in materia di abbinamenti prevede l’accostamento di acque frizzanti a piatti a base di carne e formaggi, in quanto cibi di consistenza granulosa. Le acque naturali, invece, si sposano meglio con pietanze dal gusto più delicato. Il criterio da seguire nella formulazione degli abbinamenti è il rapporto tra effervescenza dell’acqua e consistenza del cibo: per i piatti “pesanti”e molto conditi si consiglia un’acqua più frizzante che ne smorzi e contrasti l’aspetto grasso; al contrario acque naturali o “piatte”, come si dice in gergo, sono adatte a gusti più tenui o dolci.

Il sommelier deve essere in grado di trovare anche il giusto abbinamento tra le acque e i vini, dal momento che il sapore delle prime può alterare la degustazione dei secondi. Secondo Arno Steguweit, uno dei più noti idrosommelier europei, a vini bianchi e leggeri si devono accostare acque frizzanti che aprano le papille gustative, mentre ai bianchi più acidi si abbinano acque naturali che addolciscono i tannini. Per quanto riguarda i rossi, ai più secchi si devono abbinare sempre acque naturali (le bollicine rompono l’armonia: separando i componenti creano un effetto disarmonico); per quelli più dolci l’abbinamento dipende dai gusti personali, in quanto le bolle marcano molto la sensazione di dolcezza.
Come il sommelier di vino, anche quello specializzato in acqua deve assaggiare, consigliare e servire, e anche per l’acqua il servizio segue regole precise. Innanzitutto occorre fare attenzione alla scelta del bicchiere: le naturali devono essere servite in calici bassi, le frizzanti in calici a stelo lungo, per evitare che il calore della mano possa scaldare il contenuto del bicchiere e quindi comprometterne le caratteristiche. Per quanto riguarda la temperatura, le naturali devono essere servite intorno ai 12 gradi, mentre le effervescenti a circa 10 gradi. È assolutamente vietato servire acqua con ghiaccio o limone: il primo anestetizza le papille gustative, mentre il secondo ne compromette pesantemente il gusto.
Oltre che oggetto di studio e di una professione, l’acqua è diventata un business vero e proprio. Da qualche anno, infatti, si è diffusa la moda dei water store, cioè negozi, o meglio boutique, che offrono acqua per tutti i gusti, e dei water bar (come il Bar à Bulles e Chez Colette a Parigi), interi locali deputati alla degustazione di questa risorsa che si sorseggia ormai come un drink. Con il prestigio acquisito dal prodotto, anche il marketing e il packaging hanno cambiato rotta adeguandosi alla nuova percezione. Niente più anonime bottiglie di vetro o plastica: trattando l’acqua come un bene di lusso indirizzato a una clientela facoltosa, si è cominciato a mettere sul mercato bottiglie di cristallo pregiato, dal design raffinato, confezioni firmate da grandi stilisti o particolarmente ricercate, come la famosa bottiglia in Swarovski della Bling H2O.

Sebbene sia ancora poco nota e diffusa, la professione di sommelier di acqua sta acquistando, col tempo, sempre maggiore prestigio e rilevanza e viene guardata con curiosità soprattutto all’estero. La specializzazione come idrosommelier può rappresentare un’ottima opportunità professionale per molti lavoratori del settore ristorativo che possono così pensare di accedere a contesti di eccellenza in cui le competenze in questa materia sono molto apprezzate.